Numerosi pain points nell’esperienza cliente dei “pazienti cronici”

Esiste una grossa fetta di popolazione affetta da patologie croniche che si manifestano in forma non acuta e sono di carattere fisico o psicologico. Tali malattie richiedono una supervisione e un intervento medico costante per consentire a chi ne soffre di conviverci al meglio e soprattutto non peggiorare.

Si tratta di malattie che per loro natura hanno bisogno di un intervento in parallelo su più aspetti della salute del paziente, quindi multidisciplinare.

Purtroppo però, ancora oggi, sono numerosi i “pain points” presenti nell’esperienza cliente di tali pazienti.

Il primo grosso limite è la presenza di un’offerta di servizi salute “a compartimenti stagni“, in cui ogni medico specialista effettua una valutazione solo dalla sua prospettiva. Gli interventi focalizzati su un singolo aspetto della salute possono rivelarsi del tutto inefficaci, con impatti negativi sulla qualità della vita del paziente e sulle sue “tasche”.

Come risultato di tutto ciò, il paziente è costretto a barcamenarsi tra diversi medici ed esperti della salute, accollandosi il peso di coordinare ed integrare l’intero intervento terapeutico. Ma spesso non è nelle condizioni di riuscirci, e, soprattutto, non ha le competenze per farlo. I pazienti molto spesso non hanno una figura di riferimento che li guidi lungo l’intera patient journey, sin dall’individuazione della migliore terapia da seguire. Non di rado succede che alcuni pazienti continuino a curarsi per anni senza avere alcun beneficio.

Le strutture sanitarie pubbliche in molti casi non rispondono adeguatamente alle esigenze di tali pazienti, in quanto prevalentemente orientate a gestire forme più acute. Il paziente si ritrova così costretto a rivolgersi a strutture private, sostenendo costi elevati che spesso non si può permettere. Anche in questi casi, l’effetto è che il paziente non si cura oppure che intraprende un percorso di supporto parziale e discontinuo, che si rivela alla lunga inefficace.

Le terapie tradizionali prevedono degli incontri periodici tra lo specialista e il paziente, ma spesso manca un monitoraggio continuo della terapia e, quindi, una misurazione oggettiva della sua efficacia. Oggi è possibile avvalersi di strumenti digitali che consentono di misurare alcuni parametri biometrici, oggettivamente riconducibili ad una determinata patologia.

Inoltre, nell’intervallo tra due visite il paziente avverte un senso di rassegnazione perché percepisce di essere lasciato solo. Alcune patologie possono essere gestite o addirittura superate attraverso il cambiamento dello stile di vita, l’esposizione a determinate situazioni, l’ aderenza terapeutica. Affinché il paziente possa effettuare queste attività, è indispensabile trovare delle modalità che lo rendano costantemente coinvolto e “ingaggiato” nel suo percorso terapeutico. Anche in questo caso, è possibile trovare delle modalità terapeutiche innovative, che facciano leva sulle tecnologie digitali. Sul mercato sono presenti già diverse soluzioni che all’interno del blog descriveremo in uno scenario di ecosistema di servizi.

Il paziente “cronico” vive un’esperienza ampiamente insoddisfacente per via di un’offerta di servizi salute inadeguata alle sue reali esigenze.

La pandemia da Covid-19 ha reso ancora più evidenti queste lacune e, la creazione di ecosistemi salute ritagliati sulle specifiche esigenze di un target di pazienti, può essere la carta vincente per innovare il percorso assistenziale e migliorare concretamente la qualità della vita di milioni di persone.

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